L’autista del tram deragliato a Milano che ha causato due vittime e tanti feriti è stato interrogato dai pm. Cosa sappiamo.
Continuano le indagini sull’incidente che ha visto un tram deragliare a Milano e causare la morte di due persone e il ferimento di tante altre. In queste ore l’autista del mezzo è stato interrogato dai pm. L’uomo si è espresso accompagnato dai suoi avvocati dando dettagli importanti relativamente al malore avuto ma anche alla telefonata che avrebbe fatto poco prima del sinistro.

Tram deragliato a Milano: interrogato l’autista
Pietro Montemurro, l’autista del tram deragliato a Milano il 27 febbraio scorso, ha spiegato agli inquirenti quello che sarebbe successo nella cabina del mezzo finito contro la vetrina di un ristorante. L’uomo, indagato per disastro ferroviario, omicidio e lesioni colpose, nel corso dell’interrogatorio in Procura a Milano, “ha risposto a tutte le domande in modo coerente chiarendo che è svenuto e che la telefonata famosa è durata massimo un minuto e quindi, come abbiamo sempre detto, quando c’è stato l’impatto lui non era al telefono ed era già svenuto da qualche minuto”, hanno fatto sapere i suoi avvocati.
La telefonata e il malore: la versione dell’autista
Come riferito da Leggo e da Il Giorno, l’autista si sarebbe espresso in merito alla telefonata e al malore subito prima dell’incidente. A fornire indicazioni su quanto dichiarato dal conducente, sono stati l’avvocato Mirko Mazzali e il collega Benedetto Tusa, che difendono l’uomo che conduceva il tram 9 deragliato a Milano il 27 febbraio scorso.
“Non sappiamo in cosa è costituito il malore, ci saranno degli accertamenti tecnici che svilupperemo per capire come è potuto avvenire: sicuramente è avvenuto, poi come sia potuto avvenire sarà la medicina a spiegarlo”, ha fatto sapere Mazzali. Montemurro “ha detto che può essere che non si sia messa giù la chiamata come qualche volta capita anche a noi”, ha precisato ancora l’avvocato dell’uomo ribadendo che “la telefonata lui l’ha spiegata l’ha raccontata ed è durata massimo un minuto, gli (a un collega, ndr) ha chiesto semplicemente cosa avrebbe dovuto fare se quel dolore che aveva all’inizio fosse aumentato. Ma non era aumentato, voleva sapere cosa doveva fare”.